«Dovete decidere ora cosa si deve intendere esattamente per agricoltura biologica!»

22. luglio 2021

Per Bio Suisse e per la cooperativa Biofarm è stato una sorta di precettore. Ha contribuito a formare entrambe e le ha fatte sbocciare: il bernese Werner Scheidegger è stato determinante nel porre le basi per il riconoscimento in tutta la Svizzera dell’agricoltura biologica, delle sue direttive, della sua organizzazione e dei suoi valori.

Scoprirete di più sugli inizi di Bio Suisse e sulla cooperativa Biofarm nel colloquio con il pioniere dell’agricoltura biologica Werner Scheidegger, uno dei cinque membri fondatori di Bio Suisse.

Werner Scheidegger

Il bioagricoltore di Madiswil (BE) (*1936) è uno dei membri fondatori di Biofarm e Bio Suisse. Dal 1972 al 1998 ha guidato la cooperativa Biofarm a Kleindietwil (BE) come presidente, e per molti anni anche come amministratore delegato. Dal 1981 al 1993 è stato presidente dell’associazione mantello Bio Suisse (allora ancora VSBLO, Associazione delle organizzazioni svizzere di agricoltura biologica). Il suo percorso professionale è iniziato presso l’Istituto di formazione di Möschberg, a cui è tornato come direttore due anni prima del suo pensionamento. Werner Scheidegger è stato redattore della rivista «Kultur und Politik» (Bioforum Schweiz) dal 1989 al 2004 ed è autore di numerose pubblicazioni. Ha pubblicato autonomamente cinque libri.

Bio Suisse e la Gemma: come vi si è giunti, quali sono stati gli esordi?
Werner Scheidegger: Nel 1971, dieci anni prima della fondazione di Bio Suisse nel 1981, Hans Müller, allora presidente di AVG (Anbau und Verwertungsgenossenschaft, Cooperativa di coltivazione e impiego), richiese all’Ufficio federale della sanità pubblica di poter indicare la coltivazione biologica sui prodotti, tutelandoli in tal modo dagli abusi. AVG era già un nome conosciuto all’epoca, sia per la sua attività di spedizione sia come fornitore di Biotta e Biofamilia per il biologico. Una commissione di alto livello esaminò la domanda e, nei due o tre anni successivi, giunse alla conclusione che il termine «biologico» in relazione ai prodotti alimentari doveva essere vietato. Questo ci sbalordì tutti...

... e vi ha spinto ad agire?
L’Istituto di ricerca in agricoltura biologica (FiBL), ancora ai primi esordi nel 1974, riuniva le organizzazioni biologiche dell’epoca: Demeter, Biofarm, Bioterra e Progana. Sotto la presidenza di Otto Schmid, abbiamo sviluppato le nostre prime direttive comuni. La loro prima versione era in gran parte basata su quelle di Biofarm.

Biofarm aveva già allora delle direttive?
L’avvocato Beat Müller, figlio di Hans Müller, fu un attore chiave per la fondazione della cooperativa e per la redazione delle direttive. Ci si è dedicato interamente fin dall’inizio. Ricordo chiaramente quel giorno, ero seduto nel suo ufficio con i colleghi. «Dovete decidere ora cosa si deve intendere esattamente per agricoltura biologica», insisteva. Respinse le nostre argomentazioni balbettanti sul fatto che non usavamo concimi sintetici o sostanze tossiche. Questo non costituiva una definizione legale.

Cosa è successo in seguito e che ruolo ha avuto la Gemma?
Cinque anni dopo, il 20 ottobre 1980, eravamo finalmente pronti e presentammo il lavoro comune nel corso di una conferenza stampa. Ora era chiaro chi eravamo! La Società svizzera per la tutela dell’ambiente assunse il patrocinio e presentò le nostre direttive alla Confederazione. Anche in questo caso venne istituita una commissione. Furono necessari ancora alcuni anni prima che entrasse in vigore l’ordinanza federale sull’agricoltura biologica...

Dopo il nostro evento mediatico, qualcuno improvvisamente chiese come gli acquirenti avrebbero potuto capire se un prodotto era biologico o meno. Il primo direttore del FiBL, Hardy Vogtmann, propose il logo a gemma del FiBL, già piuttosto familiare, come marchio distintivo. Decisi di impegnarmi per capire come proteggere questa gemma. Per questo motivo andai a Berna. Presso uno studio legale, fui ricevuto da un certo Dr. Zimmerli. Volle sapere chi fossimo. «Cinque organizzazioni, ma senza uno statuto e una struttura legale», balbettai. Chi di noi aveva bisogno di questa gemma? Ancora una volta dovetti riflettere. Biofarm sarebbe stata l’unica immediatamente interessata, in quanto Demeter aveva già un’etichetta, Bioterra non era un’organizzazione commerciale, FiBL nemmeno, mentre Progana era nata da poco. «Se create un’associazione che intende registrare questo logo, tutti possono utilizzarlo», suggerì il signor Zimmerli. Così nel 1981 abbiamo fondato la VSBLO, l’Associazione svizzera delle organizzazioni per l’agricoltura biologica, in seguito ribattezzata Bio Suisse.

VSBLO era un vero scioglilingua!
In effetti sì (ride). Beat Müller ci preparò il progetto di statuto per la costituzione di un’organizzazione mantello. Tuttavia, il progetto non superò il giudizio della commissione di vigilanza. Quest’ultima riconobbe come unico obiettivo dell’associazione la protezione della gemma.

Lei è diventato presidente di questa associazione, VSBLO, ribattezzata poi Bio Suisse.
Qualcuno doveva pur farlo! Come Arnold Winkelried quando chiede «Chi mi ha spinto?». E non sono stato certo il solo!

Nota della redazione: Nel 1997 VSBLO è stata convertita nel marchio Bio Suisse

Lei ha partecipato anche alla fondazione di Biofarm.
Questo è stato dieci anni prima. Vengo dal movimento dei giovani agricoltori, l’attuale Bioforum. Hans Müller, biologo, insegnante di scuola secondaria, consigliere nazionale e importante iniziatore del movimento biologico, nel 1926 era stato incaricato dal suo partito dell’epoca (il partito degli agricoltori, dei commercianti e dei cittadini) di occuparsi della formazione delle giovani generazioni. Con sua moglie Maria Müller-Bigler e insieme al medico tedesco Hans Peter Rusch, nel giardino della scuola sul Möschberg gettò le basi dell’agricoltura biologica attuale. La morte di Maria Bigler, avvenuta nel 1969, lasciò un grande vuoto. Ci rendemmo conto che era stata la vera forza trainante pur essendo all’ombra del marito. Poiché Hans Müller, nonostante la sua età avanzata, non aveva provveduto a organizzare né la sua successione né quella della moglie, noi giovani agricoltori decidemmo che avremmo dovuto prendere le redini del futuro dell’agricoltura biologica.

Come avete aperto la strada a un futuro promettente per l’agricoltura biologica?
Il diserbo senza l’utilizzo di veleni era già allora un tema importante. Ci siamo concentrati sull’approfondimento della tecnica del diserbo termico. Abbiamo anche cercato possibili vie di smercio per il latte e la carne biologica. Il primo sembrava fattibile, per la seconda era necessario osservare varie prescrizioni legali. Ecco perché ci siamo rivolti a Beat Müller, che ci ha consigliato di fondare una cooperativa. L’8 maggio 1972, i membri fondatori si riunirono a Herzogenbuchsee. I primi statuti furono approvati e fu formato il primo consiglio direttivo. L’ufficio e il magazzino della nuova Biofarm sorsero nella mia fattoria a Madiswil, e io assunsi la presidenza.

Ha poi potuto sfruttare la sua esperienza con Biofarm anche per Bio Suisse?
In entrambe le organizzazioni avevamo a che fare con persone molto diverse. Per i bioagricoltori ero il commerciante di Biofarm, mentre per i commercianti ero l’agricoltore. Comprendevo entrambi i linguaggi in una certa misura. C’era un forte bisogno di chiarimenti e spiegazioni da entrambe le parti. Ad esempio, in un’assemblea generale VSBLO a Losanna, fu avanzata una richiesta di modifica degli imballaggi. «Tenete presente che il licenziatario deve prima stampare un’etichetta e c’è ancora un sacco di merce già etichettata in magazzino; non si può stabilire di cambiare qualcosa da un giorno all’altro», dissi agli agricoltori. Anche le quantità hanno causato problemi: l’acquirente di un grande distributore ci chiese 1’000 petti di pollo biologici, fu necessario spiegargli che un pollo non è composto solo dai petti. Questo non costituiva un problema nel settore della distribuzione convenzionale, dove ci sono sempre acquirenti per ogni parte dell’animale. Nel biologico, però, le cose sono diverse. Quando poi, una volta, Manor richiese dell’orzo della regione di Basilea e mi rivolsi al mulino dell’orzo di Lützelflüh, venni deriso: «Nel tempo che si impiega a regolare la macchina, una quantità così piccola fa a tempo a sparire nella macchina stessa», fu la risposta. Tutti abbiamo dovuto imparare all’inizio...

Cosa le ha causato le maggiori difficoltà come presidente di Bio Suisse?
Il fatto che AVG non volesse partecipare era una grande preoccupazione per me. Si unì a noi solo in seguito alla morte del presidente Hans Müller. La mancata collaborazione con Hans Müller mi è davvero pesata, perché gli devo anche molto. Quello che un tempo fece notare a noi giovani bioagricoltori rimane un mio obiettivo ancora oggi. Se ti si parano davanti degli ostacoli, bisogna comunque proseguire, perché il biologico non è fatto solo di direttive e controlli. È anche una questione di atteggiamento.

Un episodio che la rende particolarmente orgoglioso?
Alla fine degli anni ʽ80, in Svizzera si verificò un’improvvisa sovrapproduzione di frumento. Tutti gli agricoltori dovettero quindi farsi detrarre le ritenute d’imposta al momento della consegna. Scrissi all’Amministrazione federale dei cereali che era sbagliato includere anche i bioagricoltori. Del resto, non erano da biasimare per queste eccedenze, in quanto si erano comportati nel rispetto dell’ambiente e in linea con il mercato. Inoltre, poiché ce n’era poco, in questo periodo di eccedenza in tutta la Svizzera avevamo anche dovuto importare grano biologico! Josef Ackermann dell’Amministrazione dei cereali ci venne subito incontro. Si trattò del primo riconoscimento ufficiale dell’agricoltura biologica a livello federale, molto in anticipo rispetto all’introduzione dell’Ordinanza sull’agricoltura biologica: la mia prima grande soddisfazione!

Qual è il fattore principale nell’agricoltura biologica?
La credibilità. Ci sono sempre state discussioni. Anche prima che arrivassero le direttive sulla detenzione degli animali, si discuteva sul modo di allevare gli animali in modi adeguati alle specie. Ma cosa significa esattamente «adeguato alla specie»? Quando è stata introdotta l’apertura invernale, Basilea Campagna voleva tirarsene fuori. È stato difficile, anche perché tra gli esponenti c’era uno dei miei più stretti confidenti. Dissero che non era fattibile. Alcune fattorie non potevano attuarla immediatamente, ad esempio per il semplice fatto che erano ubicate in centro paese, mentre i pascoli erano molto fuori mano. Anche i viticoltori e i contadini di montagna avevano esigenze così diverse...

A chi si è rivolto per ricevere consiglio in simili situazioni difficili?
Negli affari, Beat Müller era il mio referente. Idealmente, sono stato guidato da luminari come Hans Müller e sua moglie, e ho sempre avuto buoni referenti anche nelle organizzazioni. Sono stato costantemente affiancato da professionisti e specialisti; ho potuto imparare qualcosa da tutti loro. Anche una volta diventato presidente, avere ottimi collaboratori resta di centrale importanza.

Cosa vorrebbe trasmettere alla generazione di oggi?
Orientatevi all’origine. Ponetevi sempre la domanda di base: qual è il vero obiettivo? Siamo responsabili dell’ambiente e del suolo. Ogni litro di sostanza chimica non spruzzato è da considerarsi positivo. Siamo responsabili dei prodotti e della salute di coloro che li consumano. Questa è la nostra missione fondamentale.

Cosa si augura per l’agricoltura biologica?
Eravamo in pochi quando tutto è cominciato. Se le cose continuano a evolversi in questo modo, Bio Suisse un giorno prenderà il controllo dell’Unione svizzera dei contadini (ride). Per me, rimane la convinzione che il biologico diventerà la norma. Abbiamo bisogno di questa visione per andare avanti. Dovremmo tenercela stretta. Quando abbiamo iniziato, non c’erano agevolazioni per il biologico, solo molti ostacoli. L’abbiamo fatto comunque. Ma non sono solo gli agricoltori a essere necessari, sono soprattutto i consumatori che devono comportarsi diversamente e riconfigurare il loro comportamento quando acquistano. L’ingrasso a spese del Sud America non può più andare avanti.

Biofarm

L’organizzazione pionieristica e cofondatrice di Bio Suisse è impegnata dal 1972 nell’agricoltura biologica in Svizzera. Con circa 750 membri e più di 600 aziende biologiche Gemma, per quasi 50 anni ha contribuito alla reintroduzione, alla promozione e all’ulteriore sviluppo delle colture biologiche regionali. La cooperativa, che ha sede a Kleindietwil (BE), rappresenta una piattaforma di marketing che promuove condizioni di acquisto eque per i suoi membri. Con il motto «Dal campo alla tavola», l’organizzazione associata Bio Suisse, insieme ai suoi partner nell’agricoltura, nella trasformazione e nel commercio, arricchisce la diversità degli alimenti biologici Gemma in tutta la Svizzera.

Intervista e immagini: Sabine Lubow, Archivio Biofarm

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