David Yersin, CEO di Pronatec AG: «Al momento, in Svizzera non esiste un impianto paragonabile.»

All’inizio dell’anno, il pioniere dello zucchero di canna e del cacao bio Pronatec ha inaugurato uno stabilimento di produzione completamente nuovo per la trasformazione del cacao a Beringen, nei pressi di Sciaffusa. Scoprite cosa significa questo per il settore, ma anche quali sono le opportunità e i rischi relativi a questa innovazione, nell’intervista con il CEO David Yersin.

Signor Yersin, come è giunta Pronatec alla decisione di creare un nuovo stabilimento di produzione con sede a Beringen (SH) dedicato alla trasformazione delle fave di cacao?

Per noi il mercato dei prodotti semilavorati di cacao è sempre stato molto importante, ma finora, per lavorare le nostre fave di cacao bio, dipendevamo da trasformatori esterni per conto terzi, da grandi gruppi industriali all’estero. Effettuando in-house la trasformazione del cacao, ora siamo in grado di coprire l’intera catena di creazione del valore e siamo di gran lunga più flessibili. Grazie a una produzione bio al 100 %, possiamo anche escludere in modo assoluto la mescolanza con merci convenzionali.

L’azienda

Quando Pronatec è stata fondata 45 anni fa, tutto girava solo attorno allo zucchero di canna integrale, presto seguito dal primo zucchero di canna bio dal commercio equo: una novità per quell’epoca. Dopodiché, 25 anni fa, Pronatec ha introdotto sul mercato il primo cioccolato bio e Fairtrade al mondo. Il commercio di materie prime come il cacao, le spezie e la vaniglia è ancora improntato su relazioni commerciali a lungo termine con cooperative di piccoli agricoltori e una filiera diretta senza intermediari, per una rintracciabilità delle materie prime del 100 %. I principi bio e Fairtrade sono le loro fondamenta. Attualmente, l’impresa familiare di Winterthur ha messo in funzione una nuova sede di produzione per la trasformazione del cacao in Svizzera.

Quali nuove possibilità si aprono per Pronatec?

Grazie al nostro impianto, siamo la prima azienda in assoluto a produrre in Svizzera tutti i tre prodotti semilavorati di cacao bio: la massa, il burro e la polvere di cacao. Ci procuriamo le fave di cacao direttamente da piccoli agricoltori e cooperative nei paesi d’origine. Gestiamo tutte le fasi del processo, partendo dall’approvvigionamento presso i piccoli agricoltori, passando per la fermentazione e l’esportazione fino alla trasformazione e alla vendita.

Pronatec Swiss Cocoa Production è concepita per una completa rintracciabilità e la separazione delle partite. Ciò significa che il percorso seguito dalla massa, dal burro e dalla polvere di cacao nel nostro impianto può essere sempre tracciato, mentre la trasformazione separata di ogni singola partita prodotta impedisce qualsiasi miscelazione. Siamo quindi in grado di soddisfare i criteri di rigorose certificazioni e di produrre specialità uniche. Allo stesso tempo, il nostro sistema è caratterizzato da un’elevatissima flessibilità. Questo ci consente di produrre individualmente anche di piccole partite, oppure di lavorare le fave di cacao dei clienti tramite la trasformazione per conto terzi.

Quali sfide avete affrontato in questo processo?

Come PMI, non saremmo riusciti a finanziare il progetto con le nostre risorse limitate. È stato possibile farlo solo grazie a investitori privati, che si sono mostrati entusiasti della nostra idea di una trasformazione sostenibile del cacao in Svizzera e, insieme alle banche, ci hanno dato il sostegno finanziario necessario. Nemmeno la scelta di una sede adeguata è stata semplice. Beringen, nei pressi di Sciaffusa, tuttavia, ci offre ora le condizioni ideali e la possibilità di ampliare l’area.

È una grande responsabilità. Come l’affrontate?

Per me era chiaro fin dall’inizio che la responsabilità doveva essere condivisa tra più soggetti e ampiamente sostenuta. Le idee vengono discusse e analizzate all’interno dell’organo di gestione, ci si ragiona sopra per poi avallarle. Quest’organo è composto, da una parte, dalla direzione di Pronatec Swiss Cocoa Production a Beringen e, dall’altra, dalla direzione della sede principale a Winterthur, nonché dai nostri responsabili di dipartimento e dai collaboratori che si assumono molte responsabilità.

Personale

David Yersin, classe 1962, è entrato a far parte dell’azienda del padre nel 1989 e l’ha trasformata da impresa di due persone in una PMI con circa 60 collaboratori nella sede principale di Winterthur. Attualmente, circa 25 persone lavorano anche nella nuova sede di produzione di Beringen nei pressi di Sciaffusa. David Yersin è sempre rimasto fedele alla sua visione delle materie prime bio e Fairtrade, sebbene inizialmente vi fosse molto scetticismo. Questa primavera, con Pronatec Swiss Cocoa Production ha avviato un impianto di trasformazione unico in Svizzera per la produzione della massa, del burro e della polvere di cacao. L’impianto, estremamente complesso, è fonte di energia ed entusiasmo per David.

La creazione di un nuovo stabilimento di produzione in Svizzera comporta dei rischi. Quali sono stati per lei?

Conoscendo da vicino le condizioni di molti paesi del terzo mondo, vedo molti vantaggi nella scelta della Svizzera come sede: la vicinanza ai clienti e alla sede principale di Winterthur, l’accesso a specialisti esperti dell’industria svizzera del cioccolato e alimentare e la prossimità alla società Bühler, importante partner per l’installazione degli impianti, a mio avviso hanno avuto un peso maggiore rispetto ai salari e ai costi immobiliari più elevati in Svizzera. Inoltre, con la nostra trasformazione del cacao occupiamo una nicchia, dato che, ad oggi, non esiste nessun impianto paragonabile in Svizzera.

Siete entrati in contatto con altri operatori del settore?

Il feedback di altri attori del settore è stato costantemente positivo, e lo sviluppo della trasformazione del cacao bio è sembrata ragionevole a molti di loro. In particolare, sono i produttori di cioccolato bio della Svizzera o dei paesi vicini a mostrare un grande interesse.

Quali esperienze avete già sperimentato dopo la fase introduttiva?

L’avvio di un impianto tecnico così complesso richiede molto più tempo di quanto possa pensare chi non è esperto del settore. Inoltre, un impianto di produzione funziona in modo completamente diverso da un ufficio: utilizzare al meglio l’impianto è sempre un tema importante, ci si affida al lavoro a turni e si crea una cultura aziendale unica nel suo genere. Scegliere i collaboratori giusti è fondamentale e siamo davvero felici di essere riusciti a trovare persone dotate di molta passione ed esperienza. Dedicano il massimo impegno alla «loro» produzione, anche quando la giornata non finisce alle ore 17, basandosi completamente sulla loro vasta e pluriennale esperienza.

Quali sono i prossimi progetti?

Il mio desiderio è poter gestire con successo e ampliare la nostra attività di trasformazione del cacao. Questo include anche investimenti nella nostra consociata Yacao nella Repubblica Dominicana, dalla quale vorremmo in futuro procurarci ancora più fave di cacao bio e Fairtrade di alta qualità. Penso, ad esempio, all’ampliamento delle superfici di essiccazione del cacao o dei centri di fermentazione.

Ancora una domanda sulla Gemma: quanto è importante la Gemma Bio per lei, personalmente, e per Pronatec?

Per me, la Gemma è sinonimo di origine svizzera di movimento bio. È qualcosa di tipicamente svizzero, e apprezzo molto che le direttive della Gemma siano più severe di quelle bio dell’UE.

Qual è ad oggi l’esperienza presso Pronatec che ha inciso maggiormente sulla sua formazione?

Ho imparato che servono determinazione e una ferma convinzione per poter realizzare qualcosa di grande. Spesso ciò non avviene dall’oggi al domani, ma attraverso la capacità di contrastare le difficoltà. Si tratta sempre di puntare alla soluzione ottimale. Ritengo sia fondamentale trattare in modo equo clienti, fornitori e collaboratori. A mio avviso, le collaborazioni di lunga data e la passione per il proprio lavoro sono più importanti degli interessi puramente finanziari.

Abbiamo più volte ricevuto degli ottimi segnali di apprezzamento per la nostra attività. L’assegnazione del premio da parte della BCZ per la sostenibilità delle PMI nel 2016 (2o posto) o il resoconto di «NZZ Format» nel 2007 sul progetto vaniglia del nostro partner Premium Spices in Madagascar sono esperienze andate oltre l’attività quotidiana e di cui sono rimasto molto soddisfatto.

Intervista: Maya Frommelt con david yersin, Foto: pronatec